Era il 1984 quando L’Indice dei Libri del Mese cominciava il suo viaggio nei territori della critica letteraria, ispirandosi alla New York Review of Books. Oggi, a quarant’anni dalla sua nascita, la rivista che ha accompagnato generazioni di lettori compie un nuovo passo: esce dalle pagine e si fa presenza fisica nelle librerie ubik, inaugurando una nuova partnership.
Il progetto, promosso dal gruppo editoriale ItalyPost, che ha recentemente acquisito la rivista, punta a creare un vero e proprio ecosistema della lettura. Da maggio, infatti, L’Indice sarà acquistabile nei 180 punti vendita Ubik sparsi in tutta Italia. Non solo: le librerie diventeranno punti di ritiro per gli abbonati e, soprattutto, ospiteranno i Club dell’Indice, comunità di lettori e lettrici che si riuniranno una volta al mese per discutere libri, incontrare autori, ascoltare critici e organizzare seminari.
“Vogliamo che la rivista torni a essere un luogo vivo, abitato, dialogico”, afferma Filiberto Zovico, presidente e amministratore delegato dell’Indice. “I librai sono figure cruciali nel tessuto della promozione culturale e Ubik ha dimostrato nel tempo una sensibilità rara nella cura delle proposte e nell’autonomia delle scelte. Questa alleanza è anche una dichiarazione d’amore verso i lettori forti, che da sempre sono il nostro pubblico di riferimento”.
Per ubik, la partnership rappresenta un modo per valorizzare ulteriormente il proprio ruolo di catalizzatore culturale: “Con oltre duemila eventi l’anno, le nostre librerie sono spazi di incontro e confronto – spiega l’ad Tiberio Sarti -. Siamo felici di poter accogliere una rivista autorevole come L’Indice, offrendo un punto di contatto tra la critica e il pubblico più appassionato”.
I Club dell’Indice partiranno nelle città con il maggior numero di abbonati, per poi estendersi sull’intero territorio nazionale. Non saranno semplici gruppi di lettura, ma veri e propri laboratori di pensiero, dove si metteranno in discussione i testi, le idee, le direzioni dell’editoria contemporanea. È il ritorno di una forma di “militanza culturale dal basso”, in un tempo che ha urgente bisogno di spazi di riflessione.